Food Photography, teoria, terza parte.

Di sicuro, ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà “come”, 
mentre altri di natura più curiosa si chiederanno “perché”.

Man Ray

 

Guardate qua che bella bimba! E voi direte che ci azzecca con la Food Photography? Ve lo dico subito! Useremo questo giochino per introdurre due fattori essenziali per la corretta esposizione di una fotografia, il fattore ISO e il tempo di posa

Il fattore ISO

Per poter parlare del fattore ISO devo prima spiegare a grandi linee come funziona il sensore delle fotocamere digitali.

 Voi sapete che nelle vostre fotocamere la pellicola è stata sostituita dal sensore, ma vi siete mai chiesti come funziona? In parole povere (molto povere) il sensore è un rettangolo di silicio (un materiale che conduce l’elettricità) su cui sono impiantati dei piccolissimi circuiti fotosensibili (sensibili alla luce) noti come pixel. Quando un fotone (la particella che compone la luce) colpisce un pixel genera un segnale elettrico, quando tanti fotoni colpiscono tutti i pixel del nostro sensore si crea un segnale elettrico che una volta decodificato da origine all’immagine. Il sensore perciò ragiona in termini di luminanza, ovvero reagisce alla quantità di luce a cui viene esposto, riproducendo un’immagine in scala di grigi dove abbiamo i neri che rappresentano le zone più scure e sottoesposte e il bianco quelle più luminose, nel mezzo una serie di sfumature di grigio (ben più di 50!).

La conversione a colori avviene attraverso una serie di filtri rossi, verdi e blu (RGB) che codificano la radiazione luminosa in maniera selettiva. Abbiamo visto nella precedente sessione che le dimensioni del sensore variano, naturalmente tanto più grande è (full-frame) maggiore è la sua sensibilità alla luce, con il diminuire delle dimensioni diminuisce anche la “quantità di luce” che colpisce ogni singolo pixel e quindi l’intensità del segnale elettrico generato.

Quando ci troviamo in condizioni di scarsa illuminazione, per generare un segnale elettrico significativo dobbiamo amplificarlo, e lo facciamo attraverso la regolazione degli ISO. 

I valori ISO partono per le fotocamere digitali generalmente da 100 per raggiungere valori anche molto alti, sopra i 20.000, ciò significa che il segnale elettrico generato dal sensore viene amplificato 100, 200, 300 volte, a seconda del valore ISO impostato. E voi direte che figata! Praticamente è come creare la luce! No, Murphy è sempre li, tutto intorno a noi! Pensate un attimo alle casse del vostro stereo, c’è una canzone che vi piace e alzate il volume, vi piace proprio tanto e lo alzate ancora, ok vi piace da morire e mettete al massimo. Sentite un bel fruscio vero? Con la musica avete amplificato anche il rumore di fondo. Lo stesso vale per la fotografia, quando amplificate il segnale elettrico lo amplificate tutto, magagne comprese, ovvero il rumore digitale. 

Ai tempi delle pellicole e dei sali d’argento, per aumentare la sensibilità era necessario usare delle emulsioni con cristalli via via più grandi e questo si traduceva con un “effetto sgranato” che andava ad aumentare con la sensibilità. Ogni tipo di pellicola inoltre, si caratterizzava per il modo in cui questi cristalli si disponevano ed i fotografi, a seconda dell’effetto desiderato, utilizzavano un prodotto di un marchio piuttosto che un altro. Indipendentemente dalle condizioni di luce, si usavano pellicole sensibili a fini “estetici” perché quel tipo di grana era bella o particolare.

Il rumore digitale fa schifo a priori! Anzi fanno schifo perché quello che alla fine percepiamo è la somma di due componenti dette rumore di luminanza e rumore di crominanza. 

Il rumore di luminanza, come effetto finale si avvicina abbastanza alla vecchia grana delle pellicole e può essere ridotto in fase di sviluppo (o post-produzione) a scapito però della nitidezza dell’immagine; il rumore di crominanza invece è un problema legato principalmente alle pose lunghe, alla temperatura del sensore e alla scarsa luminosità. Si manifesta in vere e proprie macchie di colore principalmente verdi e gialle localizzate nelle zone più scure dell’immagine. Fatemelo dire, è davvero brutto e va evitato come la peste e l’unico modo per eliminarlo, quando presente, è la post produzione. 

Ringrazio Rebecka G. Sendroiu di Miss Becky Cottage per le fotografie, partono da ISO 100 fino ad arrivare a ISO 25600, sensore Full-Frame.

Il tempo di esposizione

Torniamo alla nostra bimba, potete scegliere la condizione di illuminazione, la distanza dal soggetto e la lunghezza focale della vostra ottica, tutte cose viste nei precedenti articoli. Sulla destra vedete tre opzioni, priorità di apertura, priorità di tempi e manuale, cosa sono? I primi due sono comodi semi-automatismi presenti in tutte le reflex moderne, permettono di impostare manualmente l’apertura di diaframma o il tempo di esposizione ed in base alla luce disponibile, la fotocamera calcola il valore tempo o diaframma corrispondente. La modalità manuale permette la massima libertà lasciando al fotografo la scelta sia dei tempi che dell’apertura. Personalmente scatto in manuale o in priorità di apertura, non ho una regola precisa, dipende molto dal set. Ognuno deve trovare il modo a sé più congeniale provando, riprovando e provando ancora.

Una volta deciso il valore di ISO (attenzione! Ci sono agenzie specializzate nella vendita di scatti food che non accettano valori superiori a 100) e l’apertura di diaframma f, per ottenere la corretta esposizione occorre determinare il giusto valore di tempo di posa.

Ma cosa significa esporre bene una fotografia? In soldoni l’obiettivo finale è quello di ottenere la più ampia gamma tonale possibile senza perdere “informazioni”, ovvero non ci devono essere zone completamente bruciate o neri troppo chiusi. L’esposimetro è il dispositivo che vi dice se la vostra immagine è correttamente esposta. Settando la modalità manuale del nostro giochino vedete che variando il tempo di posa l’esposimetro si sposta a destra e a sinistra, quando si sbilancia verso il + l’immagine è sovraesposta, quando si sposta verso il – è sottoesposta, al centro si trova la corretta esposizione (secondo l’elettronica della macchina fotografica!)

Ogni fotocamera dispone principalmente di tre metodi di esposizione: spot, media ponderata e matrix. 

Matrix: tiene in considerazione la luce presente in tutta l’inquadratura e fa una media tra i valori estremi, è il più facile da utilizzare ma spesso produce foto un po’ piatte da un punto di vista tonale, inoltre può essere messo in difficoltà con forti contrasti di luce.

Media ponderata: tiene in considerazione la luce presente al centro dell’inquadratura e nella zona immediatamente limitrofa. Spesso restituisce risultati molto simili al matrix, ma gestisce meglio le situazioni con luci particolari.

Spot: tiene in considerazione la luce solo al centro dell’inquadratura, perciò è facile bruciare o sottoesporre intere parti di immagini ma è il mezzo che consente la maggior variazione tonale e suggestivi chiaro scuri insieme alla media ponderata. 

Dove esporre? Se usate l’esposimetro Matrix sul soggetto, se invece usate l’esposimetro spot o semi-spot (media ponderata) su una zona grigio neutra, l’ideale sarebbe un cartoncino grigio neutro al 18% di riflettanza.

Concludendo ora conoscete i tre parametri per esporre correttamente, ISO, apertura di diaframma e tempo di posa, non vi resta che provare, provare, provare e provare!

 

Nelle prossime sessioni scatteremo insieme alcune immagini e vedremo alcune regole di composizione, oltre ad altri argomenti che non abbiamo ancora affrontato.

Buona luce!

 

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