Come usare l’esposimetro (senza impazzire)

 

Arriva quel momento nella vita di un fotografo in cui bisogna fare i conti con lui. L’esposimetro. Amato, odiato, è l’unico mezzo che avete a disposizione per esporre correttamente le vostre fotografie. Detto tra noi è meglio farselo amico e soprattutto fargli capire chi comanda, cioè voi. Vi do due notizie, una confortante, una meno. La prima è che tutti gli esposimetri delle reflex moderne (e non) sono tarati nello stesso modo, domato uno non avrete più problemi. La seconda è che alla fine dei conti l’esposimetro è riconducibile a un amico fedele ma stupido, e che vede il mondo tutto grigio.

Cerchiamo di capire come collaborare con questo strumento senza impazzire e scattare serenamente le nostre fotografie.

Prima di tutto cosa fa un esposimetro? Misura la luce riflessa dagli oggetti che inquadrate con la vostra fotocamera, tutti gli oggetti, lo sfondo, il muffin, il piattino etc.

L’esposimetro misura la luce in diversi modi, lo abbiamo visto qui ma per adesso focalizziamo la nostra attenzione su dove esporre per ottenere foto ben bilanciate da un punto di vista dei toni, cioè che valore di diaframma e tempo dobbiamo impostare.

Parleremo di grigio ma dimenticate i colori, per grigio intendiamo una miscela di bianco e nero dove il bianco sta per luce e nero per oscurità, perciò il grigio lo possiamo definire come una zona di ombra neutra, senza predominanza di luce o oscurità.

Guardiamo l’esposimetro:

esposimetro

C’è una “scala graduata” con uno zero al centro, i valori positivi a destra e quelli negativi a sinistra. Quando il valore è impostato sullo zero abbiamo una foto normoesposta, quando è sulla destra dello zero abbiamo una sovraesposizione e a sinistra una sottoesposizione. Detto così sembra davvero facile, basterebbe puntare l’esposimetro sul mio soggetto, portare a zero e scattare, ma ahimè non è così, o meglio non sempre è così.

Come abbiamo detto l’esposimetro è stupido, lui non ragiona esegue solo degli ordini, e per di più è tarato, ricordate? Che significa tarato? Cercherò di spiegarvelo con parole semplici.

Quando esponete non dovete indicare un valore tonale qualunque ma uno ben preciso che avrete già sentito nominare, il grigio medio al 18% di riflettanza (significa che riflette il 18% della luce da cui viene colpito, niente di complicato). Ogni esposimetro è costruito per riconoscere questo valore come il tono medio perfetto, quello che sta tra luce e buio, che coincide con lo zero della scala graduata.

Se scattando una foto di Food esponete sul vostro muffin, su un piatto bianco, sullo sfondo nero o su qualsiasi oggetto che non corrisponda a un tono grigio medio (ricordate non di colore grigio) otterrete una fotografia esposta male.

Per quale motivo? Sempre per lo stesso, l’esposimetro non pensa, si fida, dà per scontato che voi indichiate un tono di esposizione corretto e accorda tutti gli altri in base a quello indicato da voi. Voi gli dite esposimetro bello questo è grigio medio e lui in tale lo trasforma.

Vediamo in pratica cosa comporta un’esposizione sbagliata.

ISO 100 35mm f3.5 0.5 sec
ISO 100 35mm f3.5 1.3 sec

Nella prima fotografia ho esposto sul soggetto, dei fiori in un vaso bianco, mentre nella seconda fotografia ho esposto su di un cartoncino grigio medio al 18% di riflettanza, ovvero sul tono medio su cui è tarato l’esposimetro. Come potete vedere nella foto di sinistra il vaso è grigio, la foto è visibilmente sottoesposta, perché? Semplice, io ho detto all’esposimetro che quel vaso era il mio grigio medio e lui ha accordato tutti i toni dell’immagine in base alla mia scelta, sottoesponendo di conseguenza. 

Guardando i valori di scatto ci rendiamo conto che la sottoesposizione è di 1 stop e 1/3, un valore abbastanza alto, considerando che ad ogni stop corrisponde il raddoppio della luce (o il dimezzamento a seconda di come si guarda la cosa). 

ISO 100 35mm f3.5 1 sec
ISO 100 35mm f3.5 1 sec
ISO 100 35mm f3.5 2.5 sec
ISO 100 35mm f3.5 2.5 sec

Lo stesso vale se esponete su un soggetto scuro, solo che in questo caso naturalmente otterrete una sovraesposizione, come potete vedere nella foto di destra dove il piatto è grigio e i petali dei fiori sono bruciati. In questo caso la sovraesposizione si valuta in 1 stop e 1/2.

Se ho esposto nello stesso set sul cartoncino grigio medio perché i valori delle foto correttamente esposte sono cambiati? Perché in realtà nella foto dell’uva ho spostato uno specchio per evitare il doppio riflesso sugli acini. Vedete perciò quanto l’esposizione sia delicata e cambi al minimo variare delle condizioni di luce, passando da 1.3 secondi della prima foto correttamente esposta a 1 secondo della seconda, con la differenza di 1/3 di stop. Perciò ogni volta che cambiate le condizioni di luce in un set cambia l’esposizione, un fattore da tenere in considerazione quando si scatta in luce naturale, visto come muta nell’arco di poche ore.

Ma se non ho un cartellino grigio al 18% di riflettanza non portò mai esporre bene? Assolutamente no! Dovete imparare a valutare la scena e capire quando dovete sovraesporre o sottoesporre in base al vostro set e ai soggetti presenti nella scena (questo si impara solo con l’esperienza, non troverete questa capacità su nessun libro!).

Ricapitolando:

  • Allestite il set e regolate la luce, solo una volta che tutto sarà illuminato correttamente esponete, se cambiate le condizioni di luce dovete correggere anche l’esposizione.
  • Tenete sempre in considerazione il metodo di misurazione del vostro esposimetro, se usate il valutativo dovete teoricamente fidarvi della valutazione fatta dalla fotocamera e portare il valore sullo zero. Ricordate però che questo metodo non è efficace in caso di illuminazione “estreme” come il controluce, le scene molto scure e quelle molto chiare (ovvero in base alle mode attuali la quasi totalità delle scene di Food Photography). Sia la misurazione spot che ponderata necessitano di un’attenta valutazione dell’illuminazione o dell’esposizione su un cartoncino grigio medio.
  • Ricordate che è normale bruciare i riflessi su bicchieri, parti in metallo, vetro e porcellane, dovete cercare di “ridurli” in fase di allestimento set e se sono irrilevanti ai fini della lettura della fotografia non considerateli in fase di esposizione. 

Spero che questo articolo vi sia stato d’aiuto, in caso di domande e chiarimenti potete trovarmi nel gruppo Facebook “Food Photography Italia” insieme alle mie “socie” Valeria Valdambrini di “Torte delle mie brame” e Angelina Ti di “Angelina in cucina“.

Buona luce a tutti!

 

Locandina workshop IED
Precedente
Un giorno da insegnante! (In cui conto di imparare)
frolle con marmellata di pere
Successivo
Frolle con marmellata alle pere e arance

Aggiungi un commento

Quest'immagine è proprietà intellettuale di Stefania Casali.